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Sanzionata la società in base alla normativa del Codice del Consumo per non aver correttamente e preventivamente informato i clienti sui prodotti in vendita, con una prassi commerciale illegittima. L’ente si difende adducendo che la responsabilità amministrativa è personale e, quindi, non applicabile alle persone giuridiche  

La vicenda giudiziaria nasce allorquando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sanziona una società, attiva nel settore di credito al consumo, per non aver fornito adeguate informazioni sulle caratteristiche di alcuni prodotti venduti (n.b.: carte di credito) nonché sulle condizioni economiche effettivamente praticate. Dopo il contraddittorio l’Autorità deliberava che la pratica commerciale, posta in essere dalla società, aveva costituito una pratica scorretta ai sensi degli artt. 20, 21 e 22 del C.d.C. (Codice del Consumo) e, quindi, irrogava la sanzione amministrativa pecuniaria pari ad euro 50.000.

Il comportamento scorretto operato dalla società era consistito, sostanzialmente, nell’utilizzo nelle informazioni pubblicitarie di locuzioni come ‘gratuito’ e ‘gratis’ riferite ad alcune carte di credito che, di fatto, avrebbe dovuto garantire la totale assenza per il consumatore di oneri (1). Invece, così non era, pertanto, ‘… la confusione ingenerata sulla gratuità rispetto alla onerosità delle carte di credito risultava già da sola sufficiente a giustificare la valutazione di ingannevolezza tratta dall’autorità…’ (2) soprattutto perchè ciò avveniva nella fase di contatto comunicazionale, fase prodromica rispetto all’acquisto
Sancita, pertanto, la responsabilità della società si doveva poi chiarire la applicabilità delle sanzioni previste per questi casi a carico delle persone giuridiche.

Il Consiglio di Stato evidenzia (2) che in base all’articolo 18 del codice del consumo per professionista si deve intendere la persona fisica ma anche giuridica che nelle pratiche commerciali agisce nel quadro della propria attività artigianale, industriale, commerciale e professionale. Non pare in dubbio che le società e gli enti in genere debbano ritenersi assoggettati alla sfera di applicazione del Codice del Consumo (3). Anzi, è comune convincimento che questa espressione (professionista) debba essere intesa lato sensu e non strettamente tecnico-giuridico per cui in esso di devono ritenere inseriti anche gli enti pubblici, la P.A. (pubblica amministrazione), gli enti privi di soggettività giuridica e così via.

Sotto il profilo strettamente sanzionatorio e punitivo è pacificamente accertato che la determinazione concreta del quantum della sanzione pecuniaria debba tener conto della personalità dell’autore della violazione anche laddove non si tratti di persona fisica. L’articolo 27 in combinato disposto con l’articolo 3, comma 1, lettera C) del Codice del Consumo configura in questa materia la diretta responsabilità (non solidale con chi ha materialmente agito per suo conto) della persona giuridica per l’illecito amministrativo.

 

(1) C.d.S., sent.  n. 2099/2011

(2) C.d.S., sent. n. 3896/2014

(3) C.d.S., sent. n. 5435/2011

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