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Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

L’art. 8 sancisce il principio del pluralismo religioso vale a dire il riconoscimento della libertà religiosa di ciascun essere umano e di ciascuna organizzazione umana.

Attenzione a non confondere la laicità dall’indifferenza alla materia religiosa. L’Italia è laica, quindi non accetta condizionamenti da confessioni religiose o dalla Chiesa, ma rispetta i Credo, indipendentemente dalla confessione che li professa, e tutela la libertà di culto garantendo in modo eguale i sentimenti religiosi.

Il II° comma sancisce un importate limite all’esercizio delle professioni religiose diverse da quella cattolica ma questa scelta ha un sostrato di ragionevolezza: la Chiesa nasce in Italia e vive da secoli nel nostro territorio. Non professa guerre sante, non possiede semi di odio nè proclama azioni pericolose per l’ordine e la sicurezza nazionale. Tutte altre confessioni hanno il solo limite  di non andare contro le leggi dello Stato. Ma è un limite a ben vedere indispensabile: si pensi alle menomazioni fisiche che per alcune culture sono normali, come l’infibulazione, ma che in Italia sono vietate.

Tra le Intese di confessioni religiose più note ricordiamo: la Comunità Ebraica e la Tavola Valdese. L’ultima risale all’anno 1995. Le Intese sono importanti perchè nella Repubblica non esiste una legislazione unitaria sulla libertà religiosa, pertanto, i livelli minimi di tutela debbono essere introdotti nell’ordinamento con queste forme di concordato tra confessione religiosa e stato.

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