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Il giudice amministrativo precisa che una associazione riconosciuta, che non abbia patrimonio adeguato alle proprie finalità, non può esistere

La pronuncia (1) prende spunto dalla seguente vicenda: il prefetto di Pordenone, all’esito di una istruttoria con ampia partecipazione procedimentale di una associazione riconosciuta, ne disponeva la cancellazione dal registro delle persone giuridiche fondando la propria decisione su diversi motivi tra i quali rilevava ‘… l’insufficienza del patrimonio della Associazione rispetto ai fini associativi consistenti nel tutelare l’ambiente naturale o manufatto e la conservazione di opere caratteristiche locali considerate per l’ecologia, la natura, l’artigianato…’.

Il Tribunale Amministrativo ricorda che l’iscrizione nel registro prefettizio ex D.P.R. n. 361/2000 comporta l’acquisto da parte dell’Associazione della personalità giuridica, cui consegue l’autonomia patrimoniale perfetta. Ciò sta a significare che delle obbligazioni dell’ente risponde esclusivamente questi con il proprio patrimonio. Ed il beneficio della autonomia perfetta va bilanciata con la tutela dei creditori dell’associazione riconosciuta e ciò avviene tramite una serie di obblighi in capo all’ente collettivo finalizzati tutti a costruire, ed anche conservare, la garanzia patrimoniale.

Questo perchè: se l’associazione risponde dei debiti solo con il proprio patrimonio, e nei limiti di questo, il patrimonio iniziale deve essere congruo rispetto allo scopo associativo. Ma non solo. Esso deve essere gestito in modo trasparente e conservato eventualmente anche tramite integrazioni da parte degli associati per non mettere in pericolo la possibilità per i creditori di essere soddisfatti da parte dell’associazione stessa.

Nel caso concreto la documentazione agli atti dimostrava in modo inequivocabile che l’associazione si era collocata al di sotto degli standard minimi che occorre osservare a tutela dei terzi che con essa vengono a contrattare. La cancellazione dal registro, così, si pone sulla falsariga della tutela dei terzi.

 

(1) T.A.R. Trieste, sent. n. 603/2014.

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