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Il report investigativo rilasciato al termine delle indagini dai detective non è prova tipica: occorre che l’investigatore sia citato come testimone

 

La semplice produzione tra gli atti di causa della relazione investigativa rilasciata dalle agenzie al termine delle indagini private, non costituendo una prova tipica, non risulta sufficiente per dimostrare al magistrato la assoluta veridicità di ciò che è in esso rappresentato.

Pertanto, è indispensabile citare come testimone sia l’investigatore privato che il cd. C.I.I.E. (collaboratore per gli incarichi investigativi elementari) affinché asseverino tutti i fatti contenuti nel dossier e da cui gli stessi hanno assistito personalmente.

Non basta, dunque, nè il mero deposito della relazione investigativa neppure la semplice asseverazione del relativo contenuto da parte del titolare della agenzia investigativa (1).

Si deve ricordare, infatti, che:

– le scritture provenienti da terzi hanno nel processo il valore di presunzione semplice oppure di argomento di prova (2);

– le scritture che hanno valore neutrale nel processo assurgono ad indizio (3);

– le scritture che contengono dichiarazioni testimoniali debbono essere confermate dalla prova orale al fine di acquisire valore probatorio (4).

Quindi, la parte che vuole avvalersi delle risultanze investigative deve sottoporre i suddetti soggetti alla prova testimoniale articolata in capitoli di prova (in qualità di testi). Capitoli che, ovviamente, concerneranno circostanze e fatti precisi del dossier, utili per la decisione finale del magistrato.

 

(1) Trib. Milano, sez. IX, ord. dell’08/04/2013

(2) art. 2729 c.c.

(3) Cass. Civ., sent. n. 23544/2008

(4) ricordiamo che la testimonianza scritta ammessa dal nostro ordinamento deve entrare nel processo solo nelle forme con i modi di cui all’art. 257 bis c.p.c.

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