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Rappresenta una forma di discriminazione la determinazione di limiti di età per l’accesso ai concorsi pubblici

 

“Ingiustificata discriminazione”: così qualificano i giudici dell’U.E. le disposizioni che fissano un limite di età per l’accesso ai concorsi pubblici.

Esiste, infatti, una direttiva del 2000, afferente al pari trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, che vieta ogni forma di discriminazione, diretta o indiretta, correlata all’età della persona.

Il provvedimento trae origine dall’impedimento all’accesso al concorso pubblico per vigile urbano nel Principato delle Asturie, in Spagna, a coloro che superino una determinata età anagrafica (nello specifico si trattava di anni 30).

I giudici, però, precisano che quant’anche lo svolgimento dell’attività lavorativa oggetto del concorso presupponesse l’esercizio di funzioni e sforzi fisici elevati, ciò non dimostra che le capacità fisiche richieste siano necessariamente possedute dai giovani e non sussistano nelle persone che abbiano superaro una certa età.

Secondo la Corte di Giustizia Europea deve essere la selezione naturale, derivante dallo svolgimento delle prove fisiche, a identificare i soggetti portati all’esercizio dell’attività di vigile urbano.

(Corte di Giustizia Europea, sent. C-416/13 del 13/11/2013)

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