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Ogni categoria ha i propri difetti: nessuno può negarlo. Medici, commercialisti, commercianti, assistenti sociali, bancari… E gli avvocati? Beh, con riferimento alla nostra professione i commenti al vetriolo normalmente fioccano ad ogni nano secondo. Eppure, l’avvocato risolve i problemi e possiede un ruolo fondamentale nella società. Possiamo dire tutto ed il contrario di tutto sul legale ma anche un magistrato ha la necessità di un avvocato quando ha problemi col sistema giustizia. Idem il politico. Ed anche l’appartenente alle Forze di Pubblica Sicurezza.

Ma per quale motivo? Perché l’avvocato è l’unico soggetto deputato a far passare i diritti dei cittadini che si assumono violati tramite l’unico meccanismo (arbitrato, tribunale, ufficio del giudice di pace, commissioni tributarie, organismi di mediazione ecc.) che ne garantisce la tutela. Ma cosa succede se il cittadino non ha la possibilità economica per permettersi di pagare il compenso dell’avvocato? Soprattutto in un periodo di crisi, come quello attuale che ha colpito la nostra bella (e tanto povera) Italia! Bene si può ricorrere al gratuito patrocinio. La sintesi che segue ha lo scopo di semplificarne la spiegazione sul funzionamento e sui casi nei quali è possibile accedervi. Nella speranza che ciò possa essere utile al lettore…

DI COSA SI TRATTA

Il patrocinio a spese dello Stato è l’istituto grazie al quale viene riconosciuto il diritto a chi intende farsi tutelare da un avvocato, sia per agire in giudizio che per difendersi, ma non può permettersi di sopportarne il costo, di accedere alle sedi giudiziarie senza dover pagare alcunché.

L’assistenza e rappresentanza del legale sarà pagata dallo Stato.

CHI NE HA DIRITTO

Il cittadino italiano, lo straniero, gli enti e le associazioni che non perseguono fini di lucro e non esercitino attività economica, gli apolidi cioè gli emigrati all’estero che non possiedono alcuna cittadinanza (perché privi di quella di origine e non in possesso di un’altra).

PER QUALI PROCEDIMENTI PUO’ ESSERE RICHIESTO

Per i procedimenti civili, penali (indagato, imputato, condannato, persona offesa, parte civile, danneggiato, responsabile civile o civilmente obbligato per la pena pecuniaria), amministrativi, tributari, contabili e per i cd. affari di volontaria giurisdizione (es. separazioni consensuali e giudiziali, divorzi consensuali e giudiziali, adozione di persone di maggiore età, dichiarazioni giudiziali di paternità e maternità naturale, procedimenti per la dichiarazione di adottabilità, regolamentazione della potestà tra genitori, affidamento di minori ecc.).

Dunque, sono compresi ad esempio: Tribunali Ordinari, Tribunali di Sorveglianza, Tribunali Amministrativi Regionali, Corti di appello, Consiglio di Stato, Corte di Cassazione, Commissioni Tributarie Provinciali e Commissioni Tributarie Regionali, Corte dei Conti.

Non è compresa nel gratuito patrocinio, invece, l’attività stragiudiziale cioè quella svolta dal legale fuori dalle aule di giustizia.

COME E DOVE SI RICHIEDE

PER IL CIVILE

La domanda di ammissione si presenta presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati competente rispetto al: 1) luogo dove ha sede il magistrato davanti al quale è in corso il processo; 2) luogo dove ha sede il magistrato competente a conoscere del merito, se il processo non è ancora in corso; 3) luogo dove ha sede il magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato per i ricorsi in Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti.

Il C.O.A. competente (Consiglio dell’Ordine degli Avvocati) effettua la valutazione sulla ammissibilità dell’istanza (se sussistono tutti i requisiti) sulle pretese da far valere in giudizio che non dovranno essere manifestamente infondate ed entro 10 giorni dal deposito della domanda (attenzione: il termine non è perentorio e molti C.O.A. impiegano anche diverse settimane per decidere) il ricorrente saprà se 1) la domanda è stata accolta; 2) dichiarata inammissibile; 3) rigettata.

A quel punto, trasmetterà copia del provvedimento al cittadino, al giudice competente ed all’Agenzia delle Entrate per la verifica dei redditi dichiarati. In caso di rigetto, invece, il cittadino potrà sottoporre nuovamente la domanda al giudice competente per il giudizio, che deciderà sulle stessa con decreto.

I moduli per le domande si possono acquisire direttamente presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. La domanda deve essere presentata: 1) personalmente dall’interessato, con allegata fotocopia di un documento di identità valido; 2) dal difensore, che dovrà autenticare la firma di chi sottoscrive la domanda; 3) può essere inviata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

La domanda, sottoscritta dall’interessato, va presentata in carta semplice e deve indicare: *) la richiesta di ammissione al patrocinio; *) le generalità anagrafiche e codice fiscale del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare; *) l’attestazione dei redditi percepiti l’anno precedente alla domanda (autocertificazione); *) l’impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione al beneficio; *) se trattasi di causa già pendente; *) la data della prossima udienza; *) generalità e residenza della controparte; *) ragioni di fatto e diritto utili a valutare la fondatezza della pretesa da far valere; *) prove (documenti, contatti, testimoni, consulenza tecniche, ecc. da allegare in copia).

Se il C.O.A. non provvede entro termini ragionevoli, l’istante può inviare una nota al Consiglio dell’Ordine stesso e per conoscenza al Ministero della Giustizia – Dipartimento Affari di Giustizia, Direzione Generale della Giustizia Civile.

PER IL PENALE

Nei processi penali la richiesta va presentata alla cancelleria del giudice davanti al quale è pendente il processo o al magistrato in udienza.

Al direttore del carcere se l’istante è detenuto o all’ufficiale di polizia giudiziaria se l’interessato è in detenzione domiciliare o in luogo di cura.

PER L’AMMINISTRATIVO

Al T.A.R. Tribunale Amministrativo Regionale

QUANDO SI RICHIEDE

L’ammissione al beneficio del gratuito patrocinio può essere richiesta prima o durante il giudizio, in ogni stato e grado del processo, anche quelli derivati, accidentali e comunque connessi, ed è valido per tutti i successivi gradi del giudizio eccezion fatta nel caso in cui il cittadino debba impugnare il provvedimento conclusivo di un processo in cui egli risulti soccombente (in pratica, se ha perso il giudizio).

Ma attenzione: gli effetti decorrono dalla domanda e per il civile è sempre preferibile effettuare l’istanza prima dell’inizio della vertenza.

LA QUANTIFICAZIONE DEL REDDITO PER ACCEDERE AL GRATUITO PATROCINIO

NEL CIVILE, AMMINISTRATIVO, CONTABILE E TRIBUTARIO

Il limite di reddito per l’anno 2016  per accedere al gratuito patrocinio è pari ad € 11.528,41 per come risultante dall’ultima dichiarazione redditi.

Ma attenzione: se l’istante al momento della domanda convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito da prendere in considerazione è quello costituito dalla somma del proprio con quelli conseguiti da ogni componente della famiglia.

L’unico caso in cui la convivenza non comporta l’obbligo della somma è l’ipotesi  in cui la richiesta concerna processi in cui gli interessi dell’istante siano in conflitto con quelli degli altri componenti del nucleo familiare.

Ma quale reddito si deve prendere in considerazione?

Si deve fare riferimento al reddito imponibile ai fini IRPEF (imposte sul reddito delle persone fisiche) percepiti nell’ultimo anno (lavoro dipendente, lavoro autonomo, pensione ecc.) ma anche i redditi esenti dall’IRPEF (come ad esempio: l’indennità di accompagnamento, la pensione di guerra ecc.) o assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.

NEL PENALE

Il limite di reddito suindicato viene aumentato di € 1.032,91 per ciascun familiare convivente. Quindi, ad esempio, se la famiglia è composta da 3 persone, il reddito totale non deve superare la somma tra € 11.528,41 + € 1.032,91 euro + + € 1.032,91 euro.

 ONERI DEL CITTADINO CHE ACCEDE AL GRATUITO PATROCINIO

L’istante fino a quando dura il processo ha l’obbligo di comunicare eventuali variazioni della propria situazione reddituale ai fini dell’ammissione al beneficio entro 30 giorni dalla scadenza di 1 anno dal momento della presentazione della richiesta.

Il Consiglio può disporre anche eventuali controlli in proposito.

PRINCIPI DI LEGGE

L’ art. 3 della Costituzione Italiana sancisce il diritto di tutti i cittadini alla pari dignità sociale e sancisce che lo Stato ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

L’art. 24 della Costituzione così dispone: ‘Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni ed i modi per la riparazione degli errori giudiziari’.

A livello internazionale nell’art. 6, comma 3, lett. c) della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (Roma, 4 novembre 1950), e nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici di New York del 19 dicembre 1966, art. 14, 3 comma, lett. d).

Riferimenti normativi: D.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002, cd. Testo Unico  delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (artt. Da 74 a 141); L. n. 134 del 29 marzo 2001. Per i redditi: cfr. risoluzione n. 15/E dd. 21.01.2008 dell’Agenzia delle Entrate.

LE SANZIONI IN CASO DI DICHIARAZIONI MENDACI

In caso di autocertificazioni non veritiere sono previste sanzioni penali con la reclusione da 1 a 5 anni ed una multa che va da € 309,87 ad € 1.549,37 aumentabili se il beneficio è stato ottenuto o mantenuto. Tutto ciò, oltre alla possibilità per lo Stato di recuperare le somme eventualmente già versate.

Fotografia gentilmente concessa dal Dr. Guido Catanese

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