©Fotografia-Per gentile concessione del Dr. Guido Catanese

Se esiste una richiesta di esibizione o consegna di documenti da parte del giudice all’investigatore privato, atti capaci di svelare segreti professionali, cosa è possibile opporre?

 

La questione si collega strettamente all’articolo Fonti confidenziali dell’investigatore: lo ius tacendi e le conseguenze.

In breve, l’art. 256 c.p.p. (1), parallelamente all’art. 200 c.p.p. (2), stabilisce l’obbligo di consegnare all’Autorità Giudiziaria che ne faccia richiesta gli atti ed i documenti, anche in originale se così è ordinato, le informazioni ed i programmi informatici, anche mediante copia di essi su adeguato supporto, e ogni altra cosa esistente presso il proprio studio e/o agenzia investigativa per ragioni d’ufficio e/o di incarico.

Ma ciò purchè non sia opposto il segreto inerente al proprio ufficio e/o professione.

Anche in questo caso, il giudice, se ha motivo di dubitare della fondatezza del rifiuto per motivi inerenti al segreto professionale, e ritiene, altresì, che senza quei documenti  non può procedere, provvede ad effettuare gli accertamenti necessari.

Ed ancora una volta: solo qualora risultasse che la dichiarazione di astensione/rifiuto è infondata, l’Autorità Giudiziaria dispone il  sequestro dei detti atti e documenti.

La giurisprudenza ha, dal proprio canto, provveduto anche a chiarire alcuni aspetti della materia tra cui:

  1. a) la circostanza per cui risultano non sequestrabili, in virtù del diritto alla difesa ed al segreto professionale, non tutti i documenti presenti nell’agenzia o studio investigativo ma solo quelli che hanno inerenza con il procedimento per cui è causa;
  2. b) sono sempre sequestrabili detti documenti se rappresentano il corpo del reato.

 

©Fotografia-Per gentile concessione del Dr. Guido Catanese

 (1) Art. 256 c.p.p. – Dovere di esibizione e segreti. ‘1. Le persone indicate negli articoli 200 e 201 devono consegnare immediatamente all’autorità giudiziaria, che ne faccia richiesta, gli atti e i documenti, anche in originale se così è ordinato, nonché i dati, le informazioni e i programmi informatici, anche mediante copia di essi su adeguato supporto, e ogni altra cosa esistente presso di esse per ragioni del loro ufficio, incarico, ministero, professione o arte, salvo che dichiarino per iscritto che si tratti di segreti di Stato ovvero di segreto inerente al loro ufficio o professione. 2. Quando la dichiarazione concerne un segreto d’ufficio o professionale, l’autorità giudiziaria, se ha motivo di dubitare della fondatezza di essa e ritiene di non potere procedere senza acquisire gli atti, i documenti o le cose indicati nel comma 1, provvede agli accertamenti necessari. Se la dichiarazione risulta infondata, l’autorità giudiziaria dispone il sequestro. 3.Quando la dichiarazione concerne un segreto di Stato, l’autorità giudiziaria ne informa il Presidente del Consiglio dei Ministri, chiedendo che ne sia data conferma. Qualora il segreto sia confermato e la prova sia essenziale per la definizione del processo, il giudice dichiara non doversi procedere per l’esistenza di un segreto di Stato. 4.Qualora, entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta, il Presidente del Consiglio dei Ministri non dia conferma del segreto, l’autorità giudiziaria dispone il sequestro. 5. Si applica la disposizione dell’articolo 204.’

(2) Art. 200 c.p.p. – Segreto professionale. ‘1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria: a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano; b) gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai; c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria; d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale. Il giudice, se ha motivo di dubitare che la dichiarazione resa da tali persone per esimersi dal deporre sia infondata, provvede agli accertamenti necessari. Se risulta infondata, ordina che il testimone deponga. 3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell’esercizio della loro professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l’identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni’

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