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Esiste un database che dal 2001 raccoglie informazioni di miliardi di persone sulla base delle notizie pubblicate da fonti pubbliche. Ma la notizia peggiore è che non è l’unico archivio nel suo genere…

 

La finalità del cd. World Check nasce con i migliori propositi: raccogliere tutti i dati pubblici possibili ed immaginabili di ciascun cittadino al fine di comporre profili altamente strutturati e collegati tra di essi per evidenziare relazioni esistenti tra le parti con finalità di prevenzione dei rischi, soprattutto per gli imprenditori nel settore del business oppure per le banche.

Chi non vorrebbe sapere se il proprio vicino, che ci sta magari particolarmente antipatico, è un terrorista oppure a relazioni con organizzazioni terroristiche?

Ecco a questa e a tante altre domande risponde il World Check che, tra l’altro, non è l’unico database nel suo genere. Esistono, infatti, il World Compliance, la Factiva ecc.

Le fonti del World Check, questo gigantesco database on-line, sono: giornali a tiratura nazionale ed internazionale; media; dipartimenti di pubblica sicurezza; siti Web; tribunali…

Ma il problema consiste nel fatto che questo database planetario si trova nelle mani di privati che, di fatto, vendono tutte le informazioni in tal modo acquisite ai potenziali acquirenti.

Concretamente, questo sistema viene costituito dalla attività quotidiana di alcuni “ricercatori” che analizzano ed acquisiscono informazioni afferenti a frodi fiscali, truffe, evasioni, riciclaggi, ecc. ed a i relativi responsabili.

E qui si inserisce il secondo problema: chi garantisce l’aggiornamento dei dati acquisiti? Ad esempio, cosa accade se le informazioni captate dai giornali oppure dalla televisione oppure da Internet non fossero vere?

Altro che grande fratello…

  1. 2 luglio 2016

    Hai qualche idea su come affrontare la questione? Io si. Scrivimi.

    • 4 luglio 2016

      Cara Laura (o caro Paolo?…), mi farebbe piacere sapere che ne pensa in merito e se e/o come potrebbe essere utile al pubblico per ‘affrontare la questione’. Sono curiosa e, soprattutto, Le cederei spazio sul mio sito per esporre i Suoi consigli. Per qualunque contatto, scrivere direttamente qui (in modo che possa condividere il Suo post) oppure a samantha.mendicino@gmail.com. Cordialità

  2. 6 luglio 2016

    Un attimo che arrivo. :)

  3. 22 luglio 2016

    Credo che il giusto approccio sia presso la corte di giustizia europea (non garante privacy o cedu) facendo perno non sulla veridicitá/attualizzazione o meno delle informazioni raccolte, ma bensi sull’illegalita di costituire dei database a insaputa dei soggetti interessati e senza il previo consenso…per di piú venduti a terzi e senza nessun controllo. Potrebbe (in subordine) essere anche interessante ottenere una sentenza pilota da un tribunale civile o penale italiano.

  4. 29 luglio 2016

    Credo che la causa pilota possa partire dopo la pausa estiva. Vi terró informati.

  5. 19 maggio 2018

    Buongiorno, c’è un caso molto interessante che si è incardinato presso la Procura di Milano ed è stato oggetto di approfondimento da ‘La Stampa’ nel link che qui posto:
    http://www.lastampa.it/2018/03/15/italia/il-pi-grande-database-di-aziende-potrebbe-essere-fuorilegge-ma-la-procura-non-pu-fare-nulla-1aMpLkY8PnKZrKTstsYr8J/pagina.html.
    La notizia proviene dalla persona che ha già scritto diversi post sull’argomento (cfr. questa pagina) e che pare molto attento ed informato in materia, verosimilmente perchè ha gestito la vicenda di chi aveva la certezza di essere stato schedato da World Check e che ha ben deciso di rivolgersi alla Procura di Milano con denuncia per diffamazione ed illecito uso dei dati nonchè per mancanza di protezione degli stessi. Il suo consiglio è di azionare tali procedimenti presso la Procura dallo stesso adito al fine di tentare di far chiarezza sulla situazione. L’ultima di Facebook ormai la spiega lunga… Grazie a chi ce lo ha segnalato!

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