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Un condòmino installa sulla facciata dell’edificio, all’altezza del proprio immobile, un condizionatore d’aria. Per la Cassazione ‘questa installazione non s’aveva da fare nè quel giorno nè mai’

La Corte è chiara: costituisce innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale , e quindi vietata:

– non solo quella che ne alteri le linee architettoniche;

- ma anche quella che, comunque, si rifletta negativamente sull’aspetto armonico di esso (1).

Tanto vale indipendentemente dal pregio estetico che possa avere l’edificio.

Ovviamente, richiamando la norma in parola una legge di copertura umanistica (l’estetica, come tale legge elastica) ne discende che la relativa valutazione spetterà al giudice di merito.

E la sua decisione risulterà insindacabile in sede di legittimità (3) se la motivazione sarà razionale, corretta e logica.

A nulla sono valse le argomentazioni di difesa della parte condannata nella vicenda processuale de qua secondo cui:

– non era stato tenuto in debito conto la circostanza dell’impossibilità tecnica (a parte quella posta in essere) per poter dotare il proprio appartamento di impianto di riscaldamento autonomo;

– la P.A. (2) aveva provveduto in sanatoria per le opere realizzate.

Con riferimento a tale ultima eccezione gli Ermellini rammentano che i rapporti tra uffici della P.A. investiti della tutela urbanistica ed esecutore delle opere  ‘… non possono interferire negativamente sulle posizioni soggettive attribuite agli altri condòmini…’.

 

 

(1) Cass. Civ. sent. n. 20985/2014

(2) Pubblica Amministrazione

(3) cioè, dinanzi alla Corte di Cassazione

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