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Quali sono i danni risarcibili e quali i criteri per stabilirne il quantum

In linea generale colui che è responsabile di un fatto dannoso deve risarcire il danno patrimoniale ed il danno non patrimoniale subìti dal soggetto leso e/o danneggiato.

LE TIPOLOGIE DI DANNO: NOZIONI BASE.

Danno patrimoniale: danno di tipo squisitamente economico, consiste nelle conseguenze pregiudizievoli patrimonialmente valutabili quali il danno emergente ed il lucro cessate

Danno biologico: danno alla salute ed all’integrità psico-fisica riportato dal soggetto in conseguenza di un fatto dannoso altrui e suscettibile di accertamento medico legale.
Danno morale: noto anche come pretium doloris, dolore e sofferenza psicologica sostenuti dal soggetto in conseguenza di un fatto dannoso altrui e che consiste nella lesione della integrità morale della persona umana e, in quanto tale, ontologicamente autonomo rispetto al danno biologico. E’ risarcibile solo ‘nei casi previsti dalla legge’ e, dunque, in conseguenza di condotte che costituiscono reato oppure di condotte che violano interessi costituzionalmente protetti della persona.

Danno esistenziale: consiste nello sconvolgimento della propria agenda di vita quotidiana determinato dal fatto dannoso altrui, è la alterazione della personalità del danneggiato e il suo modo di rapportarsi col mondo, sia all’interno che all’esterno del nucleo familiare, tale da imporre in maniera consapevole oppure inconscia scelte di vita differenti.

COME PROVARE L’ESISTENZA DI CIASCUN DANNO ED I CRITERI PER QUANTIFICARLI.

Il discrimen principale, per come anticipato, è tra il danno patrimoniale, da un lato, che comprende il danno emergente, cioè le spese sostenute concretamente e quelle che si potrebbe dover sostenere in futuro a causa del fatto illecito, ed il lucro cessante, cioè l’importo che il danneggiato ha perso per essere stato vittima del fatto dannoso. La sua quantificazione è certamente la più semplice da realizzare. E dall’altro, il danno non patrimoniale, che é un pregiudizio di natura non strettamente economica che incide sulla sfera personale del danneggiato peggiorando la qualità della vita della vittima. Il danno non patrimoniale è più complesso da affrontare perché, di fatto, è costituito da numerose voci che, tuttavia, possiamo raggruppare in due grossi rami e cioè: il danno morale, cioè quello causato dalla sofferenza psichica o fisica del soggetto danneggiato, ed il danno biologico, cioè quello che deriva dalla violazione dei diritti alla salute ed alla completa esplicazione della propria personalità morale ed intellettuale. Quest’ultima è la voce di danno non patrimoniale che racchiude in sé molte sottocategorie come il danno alla vita di relazione, il danno estetico, il danno alla sfera sessuale, il danno da perdita parentale ecc. Contrariamente al danno patrimoniale, quello non patrimoniale in concreto sfugge ad una precisa valutazione economica. Ecco perché la Cassazione ha più volte ribadito che la sua quantificazione è affidata al prudente apprezzamento del giudice il quale dovrà tener conto delle effettive sofferenze del soggetto danneggiato, della gravità dell’illecito nonché di tutti gli altri elementi della fattispecie concreta (1). Solo in questo modo, infatti, per gli Ermellini è possibile adeguare il risarcimento dei danni effettivamente subìti dalla vittima del fatto. Anche se si può dire, dal punto di vista probatorio, che: * in caso di danno biologico (danno alla integrità psico-fisica del soggetto) si può fare affidamento alla consulenza tecnica di parte di un medico legale; * in caso di danno morale, l’aiuto può venire dalla prova presuntiva in base al principio della probabilità. Vale a dire che viene considerato risarcibile il danno morale quando è ragionevole pensare, secondo principi probabilistici, che ad alcuni comportamenti corrispondono specifiche reazioni psicologiche e turbamenti di animo in chi riceve i primi. In questo caso, pertanto, assumono importanza i testimoni i quali, conoscendo il danneggiato, possono dare una rappresentazione del dolore sofferto da questi. Medesima importanza di tali mezzi istruttori emerge per la prova del * danno esistenziale, cioè, quel danno che incide sulla vita di relazione del danneggiato e sulle sue abitudini di vita.

L’UNICITA’ DEL DANNO NON PATRIMONIALE E LA PERSONALIZZAZIONE DEL SUO RISARCIMENTO.

Non si deve mai dimenticare un principio giuridico ribadito più volte dalla Corte di Cassazione e secondo cui il danno non patrimoniale, anche se costituito da diverse e singole voci di pregiudizio che assumono certamente importanza descrittiva ed anche probatoria, ha dal punto di vista concettuale una struttura unitaria.

Tanto evita la duplicazione di voci risarcitorie.

Ed è per questo che i giudici nel risarcire i danni fanno genericamente riferimento solo al danno patrimoniale ed a quello non patrimoniale, al quale si riconosce ormai una portata tendenzialmente omnicomprensiva di tutte le sottocategorie di danni non patrimoniali.

Anche l’importanza della sua personalizzazione viene ricordata dalla Corte la quale ha precisato che, sebbene nella maggior parte dei casi di risarcimento venga quantificato sulla scorta delle tabelle del danno biologico determinate al Tribunale di Milano, questo non preclude che il risarcimento, per essere adattato alla situazione concreta subìta dalla persona danneggiata, non possa essere determinato secondo altri criteri ad personam.

 

(1) Cass. Civ, sent. n. 517/2006

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