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La firma della procura deve essere leggibile e, quanto meno, contenere la specifica della carica rivestita dal sottoscrittore in seno alla società

 

La pronuncia della Cassazione prende le mosse dalla seguente vicenda: esisteva agli atti un mandato alle liti sottoscritto dal legale rappresentante di una società in modo, però, non leggibile.

Vi era più che nessuna indicazione del nome e del cognome del mandante appariva nè nell’atto processuale nè nella procura.

Questo ne causava la dichiarazione di nullità nel rispetto dei dettami di cui all’art. 157 c.p.c.

La sentenza, di fatto, applica un principio già noto agli operatori del diritto e ben chiarito nelle precedenti pronunce della Suprema Corte: l’identificazione di chi conferisce procura deve essere rispettata.

Pertanto:

– o la firma viene apposta in modo da rendere leggibile ed intellegibile il nome e il cognome del legale rappresentante della società;

– o tali elementi debbono essere indicati nel corpus dell’atto processuale o della procura;

– o, ancora, deve essere specificata la carica rivestita dal mandante all’interno della società.

Non basta più, in caso di firma non comprensibile, l’indicazione della qualifica di l.r. (legale rappresentante).

(Cass. Civ. sent. n. 24112/2013)

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