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Quando una causa ha un valore inferiore ad € 1.033,00 vi è esenzione dal pagamento delle spese di registro e di bollo

Con specifico motivo di impugnazione, la parte ricorrente lamentava dinanzi alla Cassazione la ritenuta non applicabilità della esenzione dal pagamento della tassa di registro anche alle sentenze pronunciate in grado di appello contro la sentenza del giudice di pace nelle cause di valore non eccedente la somma di € 1.033,00, nonostante il fatto che apparisse irragionevolmente lesivo del diritto alla difesa limitarne l’ambito di operatività esclusivamente al I° grado di giudizio. Nel merito il motivo viene qualificato fondato e viene, altresì, accolto dalla Suprema Corte anche alla luce di quanto già ritenuto in altre precedenti pronunce (1).

Infatti, nel premettere che l’art. 46 della L. n. 374/1991 (legge istitutiva del giudice di pace) prevede una vera e propria esenzione dal pagamento della tassa di registro in relazione ai provvedimenti giudiziari menzionati da parte ricorrente (inferiori ad € 1.033,00), la Suprema Corte rammenta (2) che la ratio manifesta della disciplina in esame non è quella di agevolare l’accesso alla tutela giurisdizionale dinanzi al giudice di pace ma, diversamente, quella di alleviare l’utente dal costo del servizio di giustizia per le procedure di valore più modesto. E si considera ragionevole che si possa andare esenti da un tributo che comunque, per il fatto di essere determinato in termini ordinariamente percentuali rispetto alla rilevanza economica della causa avente valore determinato, ammonta ad un importo irrisorio, spesso inadeguato a giustificare una complessa procedura di esazione. Quindi, appare del tutto coerente la previsione di una esenzione generalizzata dal pagamento della tassa di registro per tutte le sentenze adottate nelle procedure giudiziarie di importo modesto, indipendentemente dal grado di giudizio e dall’ufficio giudiziario adito, sì che la norma qui in esame non può considerarsi le oggetto di applicazione analogica nel soggetta ad interpretazione estensiva ma solo applicata nel suo lineare chiaro tenore testuale.

D’altra parte la stessa Agenzia delle Entrate con una risoluzione risalente al 2008 ha ritenuto che, nel giudizio di opposizione alla irrogazione di sanzioni amministrative, l’esenzione da ogni tassa imposta agli atti del processo e della decisione si applica anche ai gradi del processo successivi al I°. Circostanza, questa, che costituisce un’ulteriore conferma della validità dell’assunto del giudice di merito su cui gli Ermellini concordano.

 

(1) Cass. Civ., sent. n. 16978/2014

(2) Cass. Civ., sent. n. 10044/2016

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