foto_46

L’Autorità di Pubblica Sicurezza nel valutare i requisiti di idoneità per il rilascio della licenza investigativa ha ampio potere di apprezzamento

 

La vicenda da cui trae spunto la decisione del T.A.R. della Liguria (Tribunale Amministrativo Regionale) era la seguente. Un uomo lamentava che la propria domanda di autorizzazione per l’apertura di un’agenzia investigativa fosse stata respinta dall’amministrazione pubblica perchè, a parere di quest’ultima, il soggetto non aveva sufficientemente dimostrato l’esperienza professionale e mancava anche del requisito della buona condotta. L’uomo impugnava così il provvedimento di rigetto della domanda arrivando sino al Consiglio di Stato.

Qui i giudici di Palazzo Spada ribadiscono alcuni principi basilari.

Espongono i magistrati, in particolare, che l’esigenza di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, nonché la tranquilla convivenza della collettività, impongono al titolare dell’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di guardia particolare giurata di avere una condotta immune da censure.

Nella valutazione del requisito della buona condotta l’Autorità di Pubblica Sicurezza dispone di un ampio potere di apprezzamento discrezionale in funzione della pericolosità dell’attività soggetta ad autorizzazione e della delicatezza degli interessi pubblici coinvolti. Tale apprezzamento discrezionale può essere censurato solamente ove risulti affetto da vizi di irrazionalità ed incoerenza.

L’attività investigativa ha natura di estrema delicatezza ed ha un enorme impatto sociale sia per la sua incidenza sull’esercizio dell’azione penale sia per l’incidenza sulla sfera di riservatezza delle persone oggetto di indagine.

Di conseguenza, vista la pericolosità dell’attività di investigazione privata e della delicatezza degli interessi coinvolti, l’amministrazione ben può negare l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività in parola anche sulla base di seri indizi di scarsa affidabilità, pur in difetto di condanne, rese in esito a dibattimento.

Nel caso di specie non appariva affatto illogico l’operato del Prefetto il quale aveva negato la licenza anche per l’assenza dell’elemento della ‘buona condotta‘ desunta dalla presenza di denunce per l’esercizio abusivo della professione di investigatore (1).

 

(1) Consiglio di Stato, sent. n. 2057/2009

Stampa questa notizia Stampa questa notizia

© 2014 Avv. Samantha Mendicino - powered by WEBARTSDESIGN

logo-footer

SEGUIMI SU: