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Occasionalità e sistematicità nel maltrattamento dell’altro genitore.

Quante mamme e quanti padri con i propri comportamenti non possono essere definiti tali. Ed a farne le spese sono sempre e principalmente i figli.

Nel caso che si intende rendere noto, oggetto di diatriba giunta sino in Cassazione (1), un uomo è risultato aver maltrattato la consorte anche in presenza dei figli. La Procura aveva richiesto la condanna dell’uomo anche ex art. 572 c.p. (2).

Ricordiamo che la citata norma si occupa di un delitto cd. abituale a condotta plurima perchè, per la relativa consumazione, è richiesta la reiterazione delle condotte illegali (condotta plurima) nel tempo (abituale). In sintesi, si applica a tutte quelle vicende nelle quali i maltrattamenti nei confronti di un membro della famiglia (anche del convivente) si configurano come maltrattamenti anche a danno dei figli, in ragione delle ricadute di quei comportamenti violenti sui minori. La Corte richiama, a tal proposito, anche un precedente giurisprudenziale (3) nel quale era stato appurato il reiterato e sistematico comportamento di violenza a danno della mamma di alcuni ragazzi i quali, al fine di essere presenti nella casa familiare per difenderla, evitavano finanche di andare a scuola. Qui i riverberi negativi, soprattutto psicologici, a carico dei figli era conclamato.

Il principio è che il maltrattamento occasionale da parte del marito/convivente nei confronti della moglie/convivente non determina automaticamente anche un reato nei confronti della prole. Perchè, al contrario, ciò possa profilare una ulteriore ed autonoma fattispecie di reato per maltrattamenti nei confronti dei minori è necessario che i fatti addebitati al violento abbiano il carattere dell’abitualità e non dell’occasionalità.

Dunque, le dinamiche violente, aggressive e prevaricatorie dell’uno nei confronti dell’altro se causano una condizione di prostrazione e sofferenza psicologica a carico dei figli, per aver essi assistito agli episodi di maltrattamento e vissuto in un clima familiare di prevaricazioni, ben profila il reato ex art. 572 c.p.

 

(1) Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 4332/2015

(2) art. 572 c.p. ‘… Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni…’.

(3) Cass. Pen., sez. V, sent. n. 41142/2010

 

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